Marco e Tiziana

Marco e Tiziana

Quante volte aveva pensato che quella casa necessitava urgentemente di una mano femminile… quante volte aveva notato che, malgrado i due anni insieme, camera e salotto erano ancora troppo in stile “single da rimorchio” per i suoi gusti… e quante volte aveva sognato di poterla chiamare non più “casa tua”, ma “casa nostra”. Adesso che il sogno era diventato realtà e che tutte le sue cose, pigiate a forza in valigie e scatoloni, almeno una ventina, occupavano l’ingresso, Tiziana tremava, chiedendosi se sarebbe stata all’altezza delle aspettative. Come sarebbe andata la convivenza? Sarebbe stata una meravigliosa favola o un insospettabile incubo? Cosa sarebbe accaduto al primo litigio? Certo, dormivano insieme quasi ogni notte da almeno un anno, ma lei aveva tenuto un piede ben saldo a casa dei suoi, gelosa dei suoi spazi e della libertà di potervi far ritorno in un qualsiasi momento. Non sarebbe più stato così. E sua sorella non aveva mancato di ripeterglielo mentre, quel pomeriggio, le rubava la camera più grande, quella fronte mare che per ventisette anni le era spettata di diritto in quanto figlia maggiore.

  • Non ti permetterò di aprire nemmeno uno scatolone prima del brindisi!

Tiziana alzò la testa di scatto, salvata dal mare di pensieri e insicurezze che rischiavano di farla naufragare, e vide Marco venirle incontro con una bottiglia di champagne, due calici di cristallo e un sorriso capace di sciogliere il Polo Sud. Si lasciò cadere sul grande divano e le fece cenno di imitarlo, poi fece saltare via il tappo di sughero e riempì le coppe. Le bollicine le solleticarono il palato, strappando anche a lei un sorriso. Non poteva sapere cosa sarebbe successo da lì a un anno, a due o a dieci, ma di sicuro sarebbe stato bello scoprirlo insieme…

 

Marco si rigirò nel letto per la centesima volta, maledicendo l’insonnia di cui mai aveva sofferto e che rischiava di rovinare la loro prima notte di ufficiale convivenza. Per fortuna Tiziana dormiva beata… Chissà cosa avrebbe pensato di tutta quella agitazione… Con gli occhi ormai abituati al buio, il ragazzo si guardò intorno: ogni scaffale ospitava almeno due foto di loro abbracciati, orsacchiotti di peluches, in tutte le sfumature di rosa distinguibili da occhio umano, affollavano stereo, poltrona e cassettiera, mentre si erano come volatilizzati i suoi attrezzi da sport. Come poteva la sua, ops la loro, camera essersi ridotta così in due ore? Che fine aveva fatto la sua, ops la loro, stanza minimal, super elegante e terribilmente asettica? Poteva imparare a vivere in quella sorta di nuvola pastello o a essere felice malgrado tutto?

Marco sospirò e cambiò di nuovo posizione: forse avevano fatto il passo più lungo della gamba, mica le era sembrata poi tanto felice pure lei… Meglio: sarebbe stato più facile tornare indietro, far finta che quel giorno mai fosse esistito! Eppure… Eppure l’idea di cancellarlo non gli andava giù. Si rigirò di nuovo. Tiziana gli si fece vicina e, senza nemmeno aprire gli occhi, gli sussurrò:

  • Mi abbracci forte?

Poi gli poggiò la testa sul petto. Marco la strinse a sé col cuore in subbuglio: per quanto facesse paura ammetterlo, la amava ed era disposto a rivoluzionare la propria vita e la loro casa, aveva pensato loro senza errori finalmente, per farla felice. Anche se significava comprare decine di orsetti. O forse proprio per quello.